La Corsa alla Luna

La corsa allo spazio degli anni ’60 è stata soprattutto un confronto tra le due superpotenze per dimostrare la superiorità dei rispettivi sistemi socio-politici. Tuttavia, questo particolare aspetto della “Guerra Fredda” ha contribuito a generare un indotto, del valore di miliardi di dollari, che è stato al centro di innovazioni tecnologiche e applicazioni che hanno caratterizzato i decenni successivi. Oltre mezzo secolo dopo, anche grazie a queste tecnologie, stiamo assistendo a una “nuova era spaziale” caratterizzata da un accesso allo spazio senza restrizioni. Grazie alla drastica riduzione dei costi di lancio, ciò che un tempo era monopolio delle agenzie nazionali, è oggi alla portata di molte organizzazioni e imprese.

Lo spazio, inizialmente destinazione esclusiva di poche potenze mondiali, è ora diventato un terreno fertile per l’imprenditorialità e l’innovazione. In settori come la navigazione, il monitoraggio delle risorse terrestri, l’accesso a internet, la realizzazione di infrastrutture orbitali e l’estrazione mineraria su altri mondi, le attività spaziali rappresentano ormai un enorme valore economico. Lo sviluppo di tecnologie spaziali avanzate e la prospettiva di estrarre materie prime dal suolo lunare hanno dato impulso al ritorno sul nostro satellite. Si ritiene che la Luna abbia riserve importanti di elementi come silicio, titanio e alluminio, che saranno essenziali per l’utilizzo locale, ma potrebbero rivelarsi utili anche per la Terra. Aziende private, come iSpace e Astrobotic, stanno mettendo a punto missioni automatiche per esplorare la superficie lunare e sviluppare sistemi robotizzati per utilizzare “in loco” queste materie prime.

Attualmente, la risorsa lunare più rilevante è l’acqua, presente sotto forma di ghiaccio. L’acqua sarà essenziale per la vita dei futuri astronauti e avrà anche un ruolo cruciale nella produzione del carburante necessario per i razzi lanciati dalla Luna e diretti verso altri corpi celesti. Ottenere acqua direttamente dai ghiacci lunari, anziché trasportarla dalla Terra, è di vitale importanza per garantire la sostenibilità delle prossime imprese lunari. Il ghiaccio d’acqua è stato individuato al Polo Sud lunare, una regione di difficile accesso a causa delle sue particolari condizioni. La perenne oscurità delle zone polari. fondamentale per preservare l’acqua ghiacciata, rappresenta infatti una sfida significativa per effettuare atterraggi controllati.

Illustrazione dell’esplorazione del Polo Sud lunare. (Credito NASA)

Oltre all’acqua, potrebbero rivelarsi preziose anche le cosiddette “terre rare”, elementi scarsi sulla Terra ma relativamente più abbondanti sul nostro satellite. Si tratta di metalli come il neodimio o il lantanio, ormai indispensabili per molti dispositivi “hi-tech” come microchip, batterie e magneti superconduttori. Molte compagnie potrebbero essere interessate ad estrarli dalla superficie lunare, soprattutto se non vogliono dipendere dalla Cina, che detiene un terzo delle riserve terrestri.

Lo sfruttamento delle risorse del nostro satellite darebbe inizio a una vera e propria economia lunare che, in seguito, potrebbe riguardare anche le telecomunicazioni, la produzione di energia e la realizzazione di infrastrutture sulla Luna. Ad esempio, la compagnia Blue Origin sta sviluppando una tecnologia per costruire pannelli solari con la polvere lunare, nota anche come “regolite”. La società Astrobotic, invece, sta lavorando a nuovi metodi di trasmissione dell’energia prodotta sulla superficie lunare. Sempre utilizzando la “regolite” sarà possibile mettere in campo progetti finalizzati alla costruzione di habitat, strade e altre installazioni lunari.

Il lanciatore “Space Launch System” e la capsula “Orion” (Credito NASA)

In questo rinnovato interesse verso il nostro satellite si inquadra il programma Artemis che ha l’obiettivo di riportare gli esseri umani sulla Luna entro la fine di questo decennio. Come in passato, la NASA ha preso spunto dalla mitologia greca e le missioni lunari passeranno dall’ambito di Apollo, dio del Sole, a quello della sorella Artemide, dea della Luna. La scelta del nome Artemis non è soltanto una suggestione mitologica, ma riflette la volontà di valorizzare il ruolo delle donne, completamente assenti nel programma Apollo.

Le missioni lunari utilizzeranno tre elementi principali: il lanciatore “Space Launch System”, la navicella spaziale “Orion” e il sistema di allunaggio “Human Landing Systems” (HLS). Il primo volo di prova senza equipaggio, Artemis 1, è avvenuto con successo nel novembre del 2022. Nei prossimi voli con equipaggio, gli astronauti utilizzeranno la capsula Orion per il viaggio verso la Luna e il ritorno sulla Terra per un ammaraggio controllato.
Il terzo elemento, l’HLS, sarà fondamentale per il trasferimento degli astronauti tra l’orbita lunare e la superficie, oltre a fungere da habitat durante la permanenza sulla Luna. La NASA ha scelto due compagnie private per realizzare l’HLS: SpaceX e Blue Origin. La compagnia di Elon Musk impiegherà la sua “Starship” come veicolo per l’allunaggio mentre la società di Jeff Bezos sta sviluppando “Blue Moon”, che adotta scelte tecniche differenti.

Christina Koch , Victor Glover e Jeremy Hansen. Al centro Reid Wiseman. (Credito NASA)

Sono già in corso i preparativi per la seconda missione lunare, Artemis 2, prevista tra circa un anno. Gli astronauti americani Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen saranno i prossimi esseri umani a vedere il nostro satellite da vicino, un’esperienza simile a quella l’Apollo VIII che circumnavigò il nostro satellite nel Natale del 1968.

Sarà il volo successivo, Artemis 3, a riportare gli esseri umani sulla superficie lunare. L’architettura della missione prevede di lanciare separatamente la navicella Orion e la Starship. I due veicoli si incontreranno in orbita lunare e due astronauti, tra cui sicuramente una donna, verranno trasferiti a bordo del veicolo che scenderà nella regione del Polo Sud della Luna. Prima del loro arrivo, alcune attrezzature saranno state inviate nella stessa area, incluso un rover che verrà utilizzato per le escursioni lunari. I due astronauti rimarranno sulla Luna per circa una settimana per eseguire esperimenti e raccogliere campioni di ghiaccio. Completate le operazioni di superficie, torneranno in orbita con la Starship e si riuniranno con i loro colleghi, a bordo della capsula Orion, per il viaggio di ritorno verso la Terra.

Paesi firmatari degli Accordi di Artemis (Credito NASA)

La missione Artemis 3 ricondurrà l’umanità sulla Luna, ma soprattutto inaugurerà una nuova fase dell’esplorazione spaziale. Nel corso del prossimo decennio, agenzie nazionali e compagnie private saranno chiamate ad affrontare nuove sfide, che promettono importanti opportunità di business. Tra l’altro, è prevista la realizzazione di una stazione spaziale intorno alla Luna, il Lunar Gateway, alla quale contribuiranno l’Agenzia Spaziale Italiana e alcune aziende del nostro paese.

Rispetto all’esperienza dell’Apollo, il nuovo programma presenta infatti uno spiccato carattere internazionale. Gli accordi di Artemis sono stati inizialmente firmati da otto nazioni, ma si è arrivati a oltre trenta adesioni in pochi anni. Quando Armstrong e Aldrin misero piede sulla Luna nel 1969, lasciarono una targa che diceva: «Siamo venuti in pace a nome di tutta l’umanità…»; oltre mezzo secolo dopo, quell’auspicio sta per diventare realtà.

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Articolo pubblicato nel mensile Progetto Manager: GEN – 2024 

 

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