SpaceX, un test cruciale per la corsa alla Luna tra USA e Cina
Dopo aver impilato i due stadi del razzo, il booster “Super Heavy” e lo stadio superiore “Ship”, e dopo aver completato la prova di rifornimento, il cosiddetto “wet dress rehearsal”, SpaceX si prepara al primo test di volo del nuovo veicolo Starship V3.
Il decollo è previsto da Starbase, nel Sud del Texas, durante una finestra di 90 minuti che si aprirà poco dopo la mezzanotte di oggi, giovedì 21 maggio. Si tratta del dodicesimo test di Starship, il razzo alto oltre 121 metri, il più grande e potente mai costruito da SpaceX.
Questa missione ha un peso particolare: segna il debutto della versione V3, che introduce componenti chiave per le missioni future. Tra questi c’è il sistema per il rifornimento nello spazio, una capacità considerata indispensabile per le prossime missioni lunari del programma Artemis della NASA.
Il lancio sarà anche il primo test del 2026 e arriva dopo una pausa piuttosto lunga. L’ultimo volo, Flight 11, risale infatti allo scorso ottobre. La missione durerà poco più di un’ora e seguirà un profilo già sperimentato nell’ultimo test, ma con un obiettivo più ambizioso: verificare in volo il comportamento delle parti riprogettate per avvicinare il veicolo alla piena e rapida riutilizzabilità.

Tra le modifiche più evidenti c’è quella al booster “Super Heavy”, dal quale è stata rimossa una delle quattro pinne stabilizzatrici. Le tre rimanenti sono state invece ingrandite, in una configurazione pensata per migliorare il controllo durante le fasi più delicate del volo.
Anche “Ship” presenta modifiche profonde. La nuova versione introduce una riprogettazione completa del sistema di propulsione che segnerà anche il debutto dei nuovi motori Raptor V3, più potenti di quelli precedenti. Sarà inoltre il primo lancio dalla nuova piattaforma Pad 2 di Starbase, dotata di bracci di cattura più corti e più rapidi, progettati per le future operazioni di recupero.
In questa missione, però, la compagnia di Elon Musk non tenterà il rientro al sito di lancio né la cattura del booster. Il “Super Heavy” effettuerà invece un ammaraggio controllato nel Golfo del Messico, al largo di Starbase, mentre la “Ship” seguirà una traiettoria suborbitale fino a un’area di “splashdown” prevista nell’Oceano Indiano.
Durante la fase di volo fuori dell’atmosfera, “Ship” dovrebbe rilasciare 22 “mockup” dei satelliti Starlink, un numero superiore rispetto ai test precedenti. Gli ultimi due saranno dotati di telecamere per osservare lo scudo termico di Starship e trasmettere immagini utili a valutare il comportamento delle piastrelle durante la fase di massimo riscaldamento. Si tratta di dati preziosi in vista dei futuri rientri verso Starbase. I test sullo scudo termico serviranno anche a osservare gli effetti aerodinamici sulle piastrelle vicine al punto in cui una di esse è stata volutamente rimossa. È un modo per capire quanto il veicolo possa tollerare danni o anomalie durante il rientro atmosferico.
Il secondo stadio eseguirà inoltre manovre già provate nei voli precedenti, compresi stress intenzionali sui flap posteriori e una manovra dinamica di “banking”, pensata per simulare la traiettoria dei futuri rientri verso Starbase. Il rientro atmosferico della “Ship” è previsto meno di 50 minuti dopo il decollo, seguito da uno “splashdown” controllato al largo dell’Australia occidentale.

La posta in gioco è alta. Il successo della versione V3 è fondamentale non solo per i piani futuri di SpaceX, ma anche per le ambizioni lunari della NASA.
L’ente spaziale americano ha scelto Starship per portare i suoi astronauti sulla Luna con Artemis 4, prevista per il 2028. Ma il veicolo di Elon Musk deve ancora dimostrare alcune capacità operative decisive: completare un’orbita intorno alla Terra, effettuare il rifornimento in orbita, agganciarsi alla capsula Orion e atterrare sulla superficie lunare.

Un eventuale insuccesso rallenterebbe la tabella di marcia americana e potrebbe complicare l’obiettivo degli Stati Uniti di rimettere piede sulla Luna prima della Cina. Pechino, invece, procede con un programma lunare sempre più concreto e punta a portare i primi “taikonauti” sul suolo lunare entro il 2030.

