Musk e i rischi di un Far West nello spazio

Elon Musk è stato nominato da Donald Trump per co-dirigere il DOGE, il Dipartimento per l’Efficienza del Governo, con l’obiettivo di ristrutturare le agenzie federali per ridurre le spese e tagliare le regolamentazioni ritenute superflue. Sebbene non sia ancora chiaro quale impatto avrà questo incarico, si prevede un certo focus sul settore spaziale, un campo che Musk ha rivoluzionato con SpaceX.
Ma cosa potrebbe significare questa nomina per la NASA e per il futuro dell’esplorazione spaziale?
La NASA punta a riportare gli esseri umani sulla Luna entro la fine del decennio con il programma Artemis, che comprende il razzo Space Launch System (SLS) e la navicella Orion, progettata per il trasporto degli astronauti. Il programma ha subito ritardi significativi e una notevole lievitazione dei costi, che dovrebbero superare i 93 miliardi di dollari entro il 2025. Parte di queste difficoltà derivano dalla scelta di riutilizzare elementi dello Space Shuttle, come i booster a combustibile solido e i motori principali, per contenere costi e rischi nello sviluppo del razzo SLS. Tuttavia, la produzione è andata a rilento, e le spese operative del programma restano elevate.
Secondo i piani attuali, alla fine del 2025 ci sarà il lancio della missione Artemis II, con il primo equipaggio intorno alla Luna. Circa due anni dopo, Artemis III dovrebbe segnare il ritorno dell’umanità sulla superficie lunare. SpaceX avrà un ruolo chiave in questa impresa: la sua Starship è stata scelta per trasportare gli astronauti dalla navicella Orion alla superficie lunare. Nel 2021, SpaceX ha ricevuto un contratto dalla NASA per sviluppare un modulo di atterraggio derivato dalla Starship. Successivamente, è stato assegnato un secondo contratto a Blue Origin, l’azienda di Jeff Bezos, per la realizzazione del modulo Blue Moon, destinato alle missioni successive.

Confronto fra il LEM delle missioni Apollo e il HLS del programma Artemis

Alla luce dei ritardi e dei costi elevati del programma Artemis, la NASA potrebbe rafforzare la collaborazione con aziende private, come già avviene nel programma Commercial Crew, in cui SpaceX e Boeing trasportano astronauti da e per la Stazione Spaziale Internazionale. Alcuni esperti ipotizzano che, se Starship dimostrasse la capacità di rifornirsi in orbita e raggiungere la Luna, potrebbe diventare il veicolo principale per le missioni lunari, riducendo i costi e accelerando il ritmo dei voli. Tuttavia, ciò richiederebbe una riorganizzazione del programma Artemis e una rivalutazione del ruolo del razzo SLS.
L’influenza di Elon Musk potrebbe anche spostare l’attenzione verso obiettivi più ambiziosi e accelerare l’invio di esseri umani su Marte, già previsto nel programma Artemis. Musk, che durante i comizi di Trump ha indossato una maglietta con la scritta “Occupy Mars”, ha sempre sostenuto che la conquista di Marte è un obiettivo primario per SpaceX, con un primo volo senza equipaggio di Starship ipotizzato addirittura per il 2026. Anche se questa data appare oltremodo ottimistica, l’idea di raggiungere Marte resta centrale nella visione del magnate sudafricano.

Illustrazione del rifornimento in orbita di Starship in una futura missione verso Marte

Se da un lato il ruolo di Musk potrebbe ridurre i costi di accesso allo spazio e accelerare lo sviluppo tecnologico, dall’altro emergono preoccupazioni legate a potenziali conflitti di interesse e all’eventuale allentamento delle normative di sicurezza. Durante la campagna elettorale, Musk ha criticato le “eccessive regolamentazioni” della Federal Aviation Administration (FAA), portando ad esempio i ritardi causati dalla richiesta di verificare se Starship avrebbe potuto colpire una balena e commentando: «…se la Starship colpisse una balena, chiaramente quella balena se lo sarebbe meritato…»
Al di là della nota di colore, la FAA è responsabile di tutti i lanci spaziali negli Stati Uniti e deve far fronte a un’attività che si è andata espandendo a ritmi vertiginosi. Le richieste di licenze di lancio sono aumentate del 30% rispetto all’anno precedente e del 900% rispetto a un decennio fa. Il fatto che la compagnia di Elon Musk gestisca oltre la metà dei satelliti in orbita intorno alla Terra e che sia coinvolta in una serie di dispute con la FAA riguardo ai lanci di Starship in Texas, fa prevedere un inevitabile conflitto tra SpaceX e l’ente federale. Alle accuse secondo cui l’azienda non avrebbe rispettato i requisiti della licenza per il lancio, Musk ha risposto minacciando di citare in giudizio la FAA per eccesso di regolamentazione.

Mappa interattiva dei satelliti Starlink (SpaceX)

Con questi presupposti, è ragionevole nutrire preoccupazione non solo per l’evidente conflitto di interessi, con decine di contratti di SpaceX con la NASA e altre agenzie federali, ma soprattutto per l’indipendenza delle istituzioni governative che devono vigilare sul rispetto delle regole. Nella sua nuova posizione Musk potrà esercitare pressioni su enti come la NASA e la FAA e spingere verso regolamentazioni più permissive sia dal punto di vista dell’impatto ambientale che della sicurezza dei voli spaziali. C’è, insomma un fondato timore che la nuova corsa allo spazio possa trasformarsi in un moderno “Far West”.

 

Articolo pubblicato nella sezione Post di HUFFPOST (19 novembre 2024)

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