Con l’annuncio dell’equipaggio, Artemis 3 prende forma

Nel corso di una cerimonia svoltasi al Johnson Space Center, la NASA ha annunciato i quattro astronauti che prenderanno parte alla missione Artemis 3.
Il comandante sarà Randy Bresnik, veterano dello Space Shuttle e della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Al suo fianco volerà Luca Parmitano, già protagonista di due lunghe missioni sulla ISS e primo astronauta europeo assegnato a una missione del programma Artemis. Completano l’equipaggio Frank Rubio, che ha trascorso oltre un anno consecutivo a bordo della ISS, e Andre Douglas, unico esordiente del gruppo ma già coinvolto come riserva per Artemis 2.
Secondo la NASA, l’esperienza accumulata da questi astronauti permetterà di affrontare con successo una missione particolarmente complessa, nonostante i tempi relativamente ridotti per l’addestramento.

Il ruolo di Luca Parmitano
L’assegnazione di Luca ad Artemis 3 rappresenta non solo il riconoscimento della sua esperienza e delle sue capacità professionali, ma anche un importante successo per l’Europa e per l’Italia. In origine, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) aveva ottenuto la partecipazione di propri astronauti alle missioni dirette al Gateway lunare in cambio dei moduli europei destinati alla stazione orbitante.
Quando la NASA ha annunciato la sospensione a tempo indeterminato del progetto Gateway, si è aperta una complessa fase di negoziazione tra le due agenzie. Secondo il Direttore Generale dell’ESA, Josef Aschbacher, l’assegnazione di Parmitano rappresenta il primo risultato concreto di questo dialogo.
L’ESA punta ora a rafforzare ulteriormente il proprio ruolo nelle future missioni lunari attraverso nuovi contributi tecnologici, tra cui il lander cargo Argonaut, rover e sistemi robotici destinati alle future basi permanenti sulla Luna.
Proprio in vista della realizzazione di questi avamposti lunari, l’Italia potrebbe svolgere un ruolo di primo piano grazie alla proposta dell’ASI per lo sviluppo di un modulo abitativo mobile – “Lunar Multi-Purpose Habitat” – destinato a ospitare i primi equipaggi sulla superficie del nostro satellite.

Una missione completamente diversa dal previsto
Dopo le modifiche annunciate nel febbraio 2026, l’agenzia spaziale americana sta progressivamente svelando i dettagli di una missione che non segnerà più il ritorno dell’uomo sulla superficie lunare, ma costituirà un complesso volo di collaudo in orbita terrestre.
La sequenza operativa inizierà con il lancio di un prototipo del lander Blue Moon Mark 2 sviluppato da Blue Origin. Il veicolo verrà collocato in orbita terrestre bassa, dove potrà rimanere fino a 90 giorni in attesa dell’arrivo della capsula Orion.
Successivamente sarà lanciata Orion mediante un razzo Space Launch System (SLS) in una configurazione semplificata, poiché la missione non dovrà raggiungere la Luna.
Una volta in orbita, Orion effettuerà un rendezvous con Blue Moon e vi rimarrà agganciata per circa due giorni. Durante questo periodo gli astronauti entreranno nel lander per verificare i sistemi di bordo, i controlli ambientali e il sistema di supporto vitale.
Conclusi questi test, Orion si separerà dal veicolo di Blue Origin e attenderà il lancio di un prototipo del lander Starship sviluppato da SpaceX.
Anche in questo caso verrà effettuato un rendezvous seguito da un aggancio orbitale. Gli astronauti, tuttavia, non entreranno nella Starship, poiché il veicolo impiegato sarà una versione sperimentale priva della cabina abitabile necessaria per il trasporto dell’equipaggio.
Dopo circa un giorno di test, Orion si sgancerà e farà ritorno sulla Terra con un ammaraggio nell’Oceano Pacifico, seguendo un profilo di missione simile a quello di Artemis 2.

Orion in orbita terrestre agganciato a Blue Moon e Starship

Perché questi test sono così importanti
La NASA considera Artemis 3 un passaggio fondamentale per ridurre i rischi e validare le tecnologie necessarie alle future missioni di allunaggio.
Uno degli aspetti più critici riguarda le operazioni di rendezvous e aggancio tra Orion e i futuri lander lunari. Eseguire queste manovre in orbita terrestre è infatti molto più sicuro che effettuarle a centinaia di migliaia di chilometri dalla Terra, in prossimità della Luna.
La missione offrirà inoltre l’opportunità di testare le nuove tute spaziali lunari sviluppate da Axiom Space in collaborazione con la casa di moda italiana Prada.
La NASA prevede una prima fase di verifica operativa sulla ISS nel 2027. Successivamente le tute saranno utilizzate durante Artemis 3 per verificarne la compatibilità con i veicoli lunari e con le procedure operative previste per le future missioni di superficie.
Tra gli elementi recentemente presentati figura il nuovo sistema di raffreddamento e ventilazione interna, progettato per garantire comfort e sicurezza agli astronauti durante le attività sulla Luna.

Le tute EVA di Axiom-Prada

Ritardi e preoccupazioni
Nonostante l’entusiasmo suscitato dall’annuncio dell’equipaggio, non mancano le preoccupazioni.
Un rapporto dell’Ispettore Generale della NASA ha evidenziato il rischio che le nuove tute spaziali possano subire ritardi significativi, anche se Axiom Space continua a sostenere che lo sviluppo stia procedendo secondo i programmi previsti.
Ulteriori dubbi riguardano Blue Origin. L’esplosione di un razzo New Glenn sulla rampa di lancio ha provocato danni sia al veicolo sia alle infrastrutture di supporto. Sebbene l’azienda preveda di tornare a volare entro la fine dell’anno, molti osservatori ritengono che le riparazioni possano richiedere tempi più lunghi.
Per questo motivo la NASA e Blue Origin stanno valutando possibili soluzioni alternative, inclusa la possibilità di utilizzare altri vettori per il lancio del lander Blue Moon.
L’obiettivo attuale è lanciare Artemis 3 entro la fine del 2027 e utilizzare i dati raccolti per preparare le missioni Artemis 4 e Artemis 5, che dovranno aprire la strada a una presenza umana permanente sulla Luna.
Tuttavia, eventuali ritardi nello sviluppo dei lander, delle tute spaziali o dei sistemi di lancio potrebbero provocare ulteriori slittamenti dell’intero programma.
In questo scenario, Artemis 3 rappresenta un passaggio obbligato: una missione forse meno spettacolare di un allunaggio, ma decisiva per garantire il successo delle future esplorazioni umane sul nostro satellite.

Articolo pubblicato nella sezione Post di HUFFPOST (19 giugno 2026)

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