Starship 37: Una svolta per SpaceX?
SpaceX ha portato a termine con successo il decimo volo di prova di Starship, il razzo più potente del mondo. Per la prima volta, il veicolo ha completato la missione con un atterraggio controllato nell’Oceano Indiano, riuscendo anche a eseguire il rilascio di un carico simulato.
Si tratta del primo volo sub-orbitale completato con successo dopo tre tentativi falliti solo quest’anno.
Tutti i 33 motori Raptor del primo stadio, il gigantesco booster Super Heavy, si sono accesi regolarmente, spingendo lo stadio superiore, Starship-37, oltre i 180 chilometri di quota. Dopo la separazione, il booster ha effettuato una serie di manovre prima di inabissarsi nel Golfo del Messico, mentre il secondo stadio proseguiva la missione.
A metà del volo, Starship-37 ha aperto un portello ed espulso otto simulatori di satelliti Starlink, progettati per distruggersi al rientro. Il test ha comunque confermato la capacità del veicolo di rilasciare satelliti in orbita, una funzione essenziale per l’espansione della costellazione Starlink.
Nel corso della missione è stata eseguita anche l’accensione in volo di uno dei motori Raptor, per condurre uno “stress test” sul rivestimento termico. Nonostante i danni riportati alle alette di controllo e alla sezione motori, Starship-37 è riuscita a concludere la missione con un ammaraggio controllato nell’Oceano Indiano, seguito da una spettacolare esplosione finale.
Lo scudo termico: il problema numero uno
Se i motori Raptor hanno dimostrato buona affidabilità, la vera sfida rimane lo scudo termico riutilizzabile, che Elon Musk ha definito «il problema ingegneristico numero uno». Durante il rientro, infatti, le superfici raggiungono i 1.500 °C, temperature capaci di fondere l’alluminio. Per questo la struttura principale del veicolo è in acciaio inox, rivestita da migliaia di piastrelle esagonali in ceramica, simili a quelle dello Space Shuttle ma progettate per essere più resistenti e facilmente sostituibili. Tuttavia, diversi voli hanno registrato la perdita di piastrelle durante il rientro.
La questione non è nuova: anche la NASA dovette affrontare, con lo Space Shuttle, problemi di fragilità e manutenzione continua. Il caso più drammatico fu quello del Columbia nel 2003, quando il danneggiamento di un pannello dell’ala causò la distruzione del veicolo e la perdita dell’intero equipaggio. È per scongiurare rischi simili che SpaceX punta su test ripetuti e progressivi, convinta che solo l’esperienza diretta possa guidare i miglioramenti di design e materiali.

Prossime sfide: il rifornimento in orbita
Nonostante ritardi, esplosioni a terra e fallimenti in volo, il programma Starship continua ad avanzare. Ogni test fornisce dati preziosi, avvicinando l’azienda al traguardo di un veicolo orbitale completamente riutilizzabile.
Accanto ai problemi dello scudo termico, un passaggio cruciale sarà il rifornimento in orbita, una manovra mai tentata prima che – secondo la NASA – richiederà diversi tentativi per essere perfezionata. Si tratta di un requisito importante se, come sempre ribadito da Musk, Starship è progettata per andare oltre l’orbita terrestre e raggiungere Marte.
Perché l’agenzia spaziale americana è così interessata a questa capacità? La NASA ha siglato contratti per oltre 4 miliardi di dollari con SpaceX per sviluppare una versione di Starship certificata per il volo umano, destinata a portare astronauti sulla superficie lunare.
L’obiettivo è chiaro: garantire che gli Stati Uniti tornino sulla Luna prima della Cina.
Luna o Marte?
Eppure, la Luna è stata quasi assente dall’ultima presentazione pubblica di Musk: il pianeta Marte è stato ripetuto almeno 13 volte, mentre il nostro satellite non è mai stato citato. Non sorprende: Musk ha spesso definito la Luna una «distrazione», ribadendo che SpaceX punta «direttamente a Marte».
La NASA, al contrario, resta concentrata sul programma Artemis. L’amministratore ad interim Sean Duffy ha confermato che l’obiettivo è utilizzare Starship per far sbarcare astronauti sulla superficie lunare con la missione Artemis III, prevista per la fine del 2027.
Il contrasto è evidente: da un lato le ambizioni governative, rivolte alla Luna; dall’altro quelle di Musk, proiettate verso Marte.
Forse dovremo attendere il primo vero volo orbitale di Starship – e la dimostrazione del rifornimento in orbita – per vedere i primi passi concreti verso entrambi gli obiettivi: il ritorno dell’uomo sulla Luna e l’avvio della conquista del Pianeta Rosso.

