Un motore si spegne durante il Flight 14 di Starship: nuove incognite sul ritorno alla Luna

Starship conquista l’orbita, ma un motore spento riaccende i dubbi sul calendario lunare della NASA. Il primo volo orbitale del gigante di SpaceX segna un traguardo importante e, allo stesso tempo, apre un nuovo interrogativo sull’affidabilità della propulsione.

Durante il 14° test senza equipaggio, il 28 settembre scorso, uno dei tre motori “Raptor Vacuum” (RVac) della navetta si è spento dopo la separazione dal booster Super Heavy. Nonostante il guasto, il secondo stadio, Ship, ha raggiunto l’orbita e rilasciato 26 satelliti Starlink V3, realizzando il suo primo dispiegamento commerciale. La missione si è però conclusa con diverse ore di anticipo. Né SpaceX né la NASA hanno finora chiarito le cause dell’anomalia.
Il problema riguarda direttamente il programma lunare Artemis. L’azienda di Elon Musk sta sviluppando lo “Human Landing System” (HLS), una versione di Ship destinata a portare gli astronauti sulla superficie lunare e a riportarli in orbita. Anche questo veicolo si affiderà alla famiglia di propulsori RVac: individuare la causa del malfunzionamento e dimostrare l’efficacia delle correzioni sarà quindi cruciale per il lander. La NASA punta a disporre di un mezzo operativo già nell’estate 2027, quando Artemis III dovrebbe verificarne le capacità di rendezvous e attracco in orbita terrestre bassa. Una prova generale in vista dell’allunaggio con equipaggio previsto nel 2028, il primo dal 1972, quando Apollo 17 concluse la stagione dell’esplorazione umana della Luna.
I problemi ai motori non sono una novità. Nel Flight 12, primo test della versione V3 effettuato a maggio, un Raptor Vacuum si era spento durante l’ascesa. In altre occasioni, SpaceX aveva rinunciato alle prove di riaccensione di questi motori nello spazio. Alimentati da metano e ossigeno liquidi e ottimizzati per il funzionamento nel vuoto, gli RVac sono tra i componenti più complessi e costosi di Ship. Ora occorre capire se l’ultimo episodio sia dovuto al cedimento isolato di un componente oppure a un difetto di progettazione che imponga modifiche all’intera flotta: due scenari dalle conseguenze ben diverse.

Primo piano dei motori di Starship V3 (Credito NASA/SpaceX)

Il tempo stringe. Secondo alcuni esperti, ogni intervento che rallentasse i prossimi voli ridurrebbe il tempo disponibile per completare il programma di prove. E gli obiettivi ancora da raggiungere sono impegnativi: rifornire Ship in orbita e recuperarla dopo il rientro, catturandola con i bracci della torre di lancio. Un ritardo prolungato frenerebbe l’espansione della rete Starlink e, soprattutto, metterebbe sotto pressione la consegna del lander nei tempi richiesti dalla NASA.
L’agenzia spaziale americana ha però una seconda opzione: Blue Moon, il lander di Blue Origin, basato su un’impostazione più tradizionale. Ad aprile, dopo il successo di Artemis II, che ha portato astronauti attorno alla Luna con il razzo SLS e la capsula Orion, l’amministratore Jared Isaacman ha annunciato che il primo allunaggio sarà affidato al veicolo pronto per primo. Il contratto inizialmente assegnato a SpaceX non garantirebbe quindi più la precedenza. Se entrambi i mezzi saranno disponibili, potranno partecipare al volo di prova di Artemis III, per verificare la manovrabilità dei due veicoli nello spazio e i rispettivi sistema di attracco con la capsula Orion.

Rendering attracco Orion-Starship in orbita terrestre (Credito NASA/SpaceX)

Il calendario era già molto impegnativo prima dell’ultimo guasto. Una verifica dei contratti dei lander, pubblicata nel marzo 2026, indicava per Starship un ritardo di almeno due anni rispetto al programma iniziale e segnalava lacune nelle verifiche di sicurezza dell’equipaggio per entrambi i progetti. Diversi osservatori consideravano già ambizioso l’obiettivo del 2028. Ad aumentare la pressione contribuisce la Cina, che punta a portare i propri astronauti sulla Luna entro il 2030.
SpaceX deve ora individuare la causa del guasto, mettere alla prova la soluzione in volo e proseguire i test di rifornimento e recupero. La conquista dell’orbita è un passo decisivo, ma la strada verso la Luna resta lunga. E il calendario di Artemis dipenderà anche dalla rapidità con cui l’azienda riuscirà a percorrerla.

 

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