Starship verso l’orbita: Flight 14 apre una nuova fase
SpaceX si prepara a un passaggio cruciale nello sviluppo di Starship. Il 28 settembre il gigantesco sistema di trasporto spaziale dell’azienda di Elon Musk tenterà, per la prima volta, un volo orbitale attorno alla Terra.

Il decollo è previsto dal Pad 2 di Starbase, nel Texas meridionale, alle 14:15 ora italiana, all’interno di una finestra di 75 minuti. Raggiungere l’orbita rappresenterebbe una tappa fondamentale verso l’obiettivo di trasformare Starship in un sistema di trasporto spaziale completamente riutilizzabile.
Con i suoi 124 metri di altezza, Starship è il più grande e potente sistema di lancio mai costruito. È formato da due stadi: il gigantesco booster Super Heavy e la navetta Ship.
La campagna di volo è iniziata nel 2023 e non è stata priva di difficoltà. Diversi prototipi sono andati perduti durante i test, in alcuni casi con spettacolari esplosioni. Ma la strategia di SpaceX si basa proprio su una rapida successione di prove, errori e modifiche, utilizzando ogni missione per raccogliere dati e migliorare il veicolo successivo.
Sei orbite attorno alla Terra
Finora tutti i test di Starship si sono svolti lungo traiettorie suborbitali. Il Flight 14, quattordicesimo volo della campagna sperimentale, avrà invece un profilo molto diverso e potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase del programma.
Secondo i piani, Ship dovrebbe entrare in orbita a circa 275 chilometri di quota e completare sei giri attorno alla Terra. Dopo quasi dieci ore nello spazio inizierà il rientro nell’atmosfera, per concludere la missione con un ammaraggio controllato nell’Oceano Pacifico, a ovest del Cile.
Il cambio di scala rispetto alle missioni precedenti è notevole: i test suborbitali duravano poco più di un’ora e si concludevano con un ammaraggio nell’Oceano Indiano.
Per Super Heavy, invece, il profilo resterà simile a quello già sperimentato. Dopo la separazione da Ship, il booster invertirà la rotta e tenterà un ammaraggio controllato nel Golfo del Messico circa sette minuti dopo il decollo.
A bordo 26 Starlink V3
A bordo di Ship saranno caricati anche 26 satelliti Starlink V3, la nuova generazione della costellazione per telecomunicazioni di SpaceX, che conta già più di 11.000 satelliti operativi in orbita terrestre.
Più grandi e potenti rispetto alle generazioni precedenti, i V3 sono stati progettati specificamente per essere lanciati con Starship e dovrebbero aumentare sensibilmente capacità, velocità e affidabilità della rete.
Tre di questi satelliti avranno inoltre un compito molto particolare: saranno equipaggiati con telecamere e, dopo il rilascio, riprenderanno lo scudo termico di Ship. Le immagini permetteranno agli ingegneri di analizzare il comportamento delle protezioni termiche, uno degli elementi più critici dell’intero sistema.
Lo scudo deve infatti consentire alla navetta di attraversare gli strati più densi dell’atmosfera resistendo alle temperature estreme del rientro. Riportare Ship sulla Terra in condizioni tali da poterla riutilizzare rapidamente è il “Santo Graal della missilistica” secondo la strategia di SpaceX: voli frequenti, tempi di preparazione ridotti e costi di lancio più bassi.

Le prossime sfide di Starship
Anche un pieno successo del Flight 14, tuttavia, non risolverebbe tutti gli ostacoli tecnologici che Starship deve ancora superare.
Durante questa missione non è previsto il recupero dei due stadi attraverso i giganteschi bracci meccanici della torre di Starbase, i celebri “chopsticks”. In futuro, però, la cattura diretta di booster e navetta sarà uno degli elementi centrali del progetto. Evitare gli ammaraggi e le lunghe operazioni di recupero consentirebbe infatti di ridurre drasticamente i tempi tra un volo e l’altro, avvicinando Starship all’obiettivo della rapida riutilizzabilità.
Ancora più importante sarà dimostrare la capacità di trasferire propellente tra due Starship in orbita terrestre, un’operazione mai sperimentata finora su questa scala.
Il rifornimento nello spazio sarà essenziale soprattutto per la versione lunare di Starship sviluppata per il programma Artemis della NASA. Prima di dirigersi verso la Luna, il veicolo dovrà essere rifornito in orbita da altre Starship lanciate dalla Terra. La stessa architettura sarà fondamentale anche per future missioni verso Marte.
Raggiungere l’orbita è quindi una condizione necessaria, ma non sufficiente, per trasformare Starship in un sistema pienamente operativo. Un successo del Flight 14 segnerebbe comunque l’ingresso del programma in una fase molto più avanzata.
Dopo anni di voli suborbitali, il passo successivo è provare che Starship può operare stabilmente in orbita terrestre e avvicinarsi all’obiettivo per cui è stata concepita: diventare un sistema di trasporto riutilizzabile capace di sostenere l’esplorazione umana della Luna, di Marte e, in prospettiva, di altre destinazioni del Sistema Solare.

