La NASA rilancia Starliner: la capsula torna centrale nell’era post-ISS
Dopo anni di ritardi e problemi tecnici, Starliner potrebbe tornare protagonista. Con SpaceX intenzionata a ritirare Crew Dragon entro il 2030, la NASA vuole assicurarsi un’alternativa per il trasporto dei suoi astronauti verso le future stazioni commerciali in orbita bassa.
Sembrava destinata a un ruolo marginale, ma Starliner potrebbe ora diventare una pedina decisiva della strategia americana per il volo spaziale umano nel prossimo decennio.
Secondo “Ars Technica”, la NASA potrebbe ordinare a Boeing due ulteriori missioni con equipaggio, contribuire ai costi per risolvere i problemi del sistema propulsivo e sostenere la certificazione della capsula su un nuovo lanciatore. Una svolta significativa per un programma che ha accumulato ritardi, difficoltà tecniche e costi ben superiori alle attese.
Alla base di questa scelta c’è soprattutto il futuro di Crew Dragon. SpaceX ha fatto capire di non voler mantenere indefinitamente in servizio la capsula che dal 2020 garantisce agli astronauti americani e dei Paesi partner un accesso autonomo alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). L’azienda di Elon Musk punta sempre di più su Starship e potrebbe concludere il programma Dragon intorno al 2030, se non prima.

Il difficile percorso di Starliner
Il confronto fra i due protagonisti del “Commercial Crew Program” è stato finora impietoso. La NASA ha investito circa 3,1 miliardi di dollari nello sviluppo e nella certificazione di Crew Dragon e circa 5,1 miliardi in Starliner.
SpaceX ha già effettuato tredici missioni con equipaggio verso la ISS per conto dell’agenzia, mentre Boeing non è ancora riuscita a portare la propria capsula alla piena operatività. Il primo volo senza equipaggio di Starliner, nel 2019, non riuscì a raggiungere la ISS. Un secondo test nel 2022 ebbe maggiore successo, ma durante la prima missione con astronauti, nel giugno 2024, emersero seri problemi ai propulsori.
Butch Wilmore e Suni Williams non rientrarono con Starliner e tornarono sulla Terra a bordo di una Crew Dragon. La NASA ha poi classificato la missione come incidente di “Tipo A”. L’indagine successiva ha evidenziato carenze tecniche e problemi nei processi decisionali di Boeing e della stessa agenzia.
Eppure oggi Starliner potrebbe diventare indispensabile.
Il problema del “dopo ISS”
La ragione è semplice: la NASA deve guardare oltre la Stazione Spaziale Internazionale.
Dopo il previsto pensionamento della ISS, l’agenzia vuole continuare a operare in orbita bassa utilizzando le nuove stazioni spaziali commerciali, delle quali sarà cliente anziché proprietaria.
Ma una stazione spaziale, per quanto avanzata, serve a poco se non esiste un sistema affidabile per portarvi gli astronauti.
Se SpaceX dovesse effettivamente ritirare Crew Dragon intorno al 2030 e Starliner non fosse pronta, gli Stati Uniti potrebbero trovarsi senza un veicolo nazionale certificato per il trasporto regolare degli equipaggi verso queste nuove infrastrutture. È un rischio che la NASA evidentemente non vuole correre.
Il rilancio della capsula Boeing assume quindi il significato di una vera assicurazione strategica.

La sfida del nuovo lanciatore
C’è però un altro problema da risolvere.
Starliner è stata progettata per volare sull’Atlas V di United Launch Alliance, un razzo ormai vicino al pensionamento. Ne rimangono soltanto pochi esemplari e la NASA dovrà quindi certificare la capsula su un nuovo vettore.
Le alternative principali sembrano essere il razzo Vulcan, sempre di United Launch Alliance, e New Glenn di Blue Origin. Quest’ultima soluzione avrebbe un interesse particolare perché Blue Origin sta sviluppando un proprio veicolo spaziale con equipaggio. Certificare New Glenn per il lancio di Starliner potrebbe quindi facilitare future missioni umane dell’azienda di Jeff Bezos.
La strategia non è priva di critiche. Alcuni osservatori vorrebbero una nuova competizione tra più operatori e temono che una scarsa concorrenza possa aumentare i costi dei voli umani, frenando lo sviluppo di una vera economia commerciale in orbita bassa.
Per la NASA, però, la priorità sembra chiara: evitare di entrare nel prossimo decennio senza un mezzo americano per il trasporto degli astronauti.
È il paradosso di Starliner. Dopo essere stata per anni uno dei punti deboli del “Commercial Crew Program”, la capsula della Boeing potrebbe diventare una componente essenziale della strategia americana per il dopo-ISS.

