Ritirata la nomina di Isaacman alla guida della NASA
Trump ha ritirato la nomina di Jared Isaacman a nuovo amministratore della NASA. La decisione sembrerebbe motivata dal fatto che Isaacman non sia ritenuto sufficientemente allineato politicamente con il Presidente.
In un recente comunicato, la portavoce della Casa Bianca ha dichiarato:
«L’amministratore della NASA guiderà l’umanità nello spazio e realizzerà l’ambiziosa missione del Presidente Trump di piantare la bandiera americana sul pianeta Marte… È fondamentale che il prossimo leader della NASA sia completamente in sintonia con l’agenda America First del Presidente Trump.»
Isaacman, astronauta privato con due missioni all’attivo e molto stimato per la sua dedizione all’esplorazione spaziale, ha commentato così la sua uscita di scena:
«Non ho volato la mia ultima missione – qualunque forma possa assumere alla fine… ma rimango incredibilmente ottimista sul fatto che i giorni più belli dell’umanità nello spazio ci attendono.»

Lo scorso mese, la Commissione Commercio del Senato degli Stati Uniti aveva approvato la sua candidatura con 19 voti favorevoli e 9 contrari. L’approvazione definitiva era attesa entro la fine di maggio, ma negli ultimi giorni qualcosa sembra essersi incrinato.
Cosa può essere successo? Non è semplice decifrare le dinamiche interne e le manovre politiche dell’amministrazione Trump; tuttavia, l’inizio della crisi nella candidatura di Isaacman coincide con le dimissioni di Elon Musk dal ruolo di responsabile del DOGE (Department of Government Efficiency).
Il magnate sudafricano era stato uno dei principali sostenitori della nomina di Isaacman e, secondo alcune fonti interne all’amministrazione, i suoi detrattori avrebbero approfittato della sua uscita di scena per colpirlo indirettamente, facendo naufragare la candidatura del suo protetto. A pesare su Isaacman, inoltre, ci sono anche altre questioni: in passato ha effettuato donazioni a candidati democratici e si è espresso contro alcuni dei tagli proposti al bilancio scientifico della NASA.
La sua mancata nomina – che avrebbe comunque potuto rappresentare un potenziale conflitto di interessi, considerando i contratti miliardari tra la NASA e le aziende di Musk – rappresenta un duro colpo per l’agenzia, già alle prese con importanti tagli al bilancio. La proposta di budget dell’amministrazione Trump per l’anno fiscale 2026 prevede un finanziamento di 18,8 miliardi di dollari, con un taglio del 24% rispetto ai 24,8 miliardi stanziati per il 2025.
Molti, tra gli addetti ai lavori, speravano che la sua leadership potesse contribuire ad attutire l’impatto di questi tagli.
Per ora, la Casa Bianca non ha annunciato ufficialmente un nuovo candidato, ma secondo alcune indiscrezioni l’ex generale dell’Aeronautica Steven Kwast sarebbe tra i nomi più quotati. Kwast vanta un solido curriculum militare ed è considerato molto vicino a Trump e alla sua linea politica. Tuttavia, il suo profilo appare più orientato alla dimensione militare dello spazio che non alla missione civile della NASA, e focalizzato più sulla supremazia strategica che sulla cooperazione scientifica e l’esplorazione pacifica.
Alla luce delle future missioni del programma lunare Artemis e della collaborazione in corso con l’Agenzia Spaziale Europea, questo cambio ai vertici dell’agenzia spaziale americana è tutt’altro che una buona notizia.

