3I/ATLAS: Cometa o sonda aliena?

3I/ATLAS, un oggetto proveniente da un altro sistema stellare, ha sorpreso gli astronomi con un’improvvisa e inspiegabile crescita di luminosità mentre si avvicinava al suo punto più vicino al Sole (perielio). Il fenomeno, osservato alla fine di ottobre, supera di gran lunga quanto previsto per le comete ordinarie e lascia gli studiosi senza una spiegazione definitiva.
Scoperta all’inizio di luglio, 3I/ATLAS è solo il terzo oggetto interstellare mai identificato nel Sistema Solare, dopo il misterioso asteroide a forma di sigaro ʻOumuamua (2017) e la cometa 2I/Borisov (2019). La sua traiettoria iperbolica dimostra chiaramente che non appartiene al nostro sistema: proviene da lontano, da una regione ancora ignota della nostra Galassia.

Traiettoria di 3I/ATLAS rispetto ai pianeti (31 Ottobre 2025)

Come ogni cometa, anche 3I/ATLAS era attesa a un fisiologico aumento di brillantezza durante il passaggio al perielio per via della sublimazione dei ghiacci superficiali. L’energia solare, infatti, trasforma il ghiaccio in gas che, espandendosi, sollevano polveri e formano la chioma e la coda, aumentando la luminosità complessiva.
Tuttavia, nel caso di 3I/ATLAS, il fenomeno è stato molto più rapido e intenso del previsto, ben al di sopra dei tassi di incremento osservati nella maggior parte delle comete provenienti dalla Nube di Oort, la regione più esterna del nostro Sistema Solare da cui hanno origine la maggior parte di questi oggetti ghiacciati.
Le osservazioni, condotte dai satelliti STEREO-A e B, dal Solar and Heliospheric Observatory (SOHO) sono state essenziali, tuttavia, la causa di questa accelerata attività cometaria “rimane poco chiara”.
Gli scienziati ipotizzano diverse spiegazioni. La rapidità del fenomeno potrebbe dipendere dalla velocità di avvicinamento al Sole, che per 3I/ATLAS raggiunge i 245.000 km/h, un record assoluto per un oggetto osservato nel nostro sistema.
Oppure, l’origine potrebbe essere interna: forse la cometa possiede una composizione chimica o una struttura differenti rispetto alle comete “nostrane”. Queste irregolarità nella forma, composizione o struttura del nucleo, potrebbero essere state acquisite nel sistema stellare originario o durante il lungo viaggio interstellare.
Le incertezze sono molte, e anche il futuro comportamento di 3I/ATLAS dopo il perielio resta imprevedibile: potrebbe mantenere la sua luminosità, continuare a brillare o, al contrario, dissolversi rapidamente.
In ogni caso, le sue caratteristiche fuori dal comune hanno acceso il dibattito scientifico e, come accaduto per ʻOumuamua, non sono mancate speculazioni più audaci.

Immagine artistica dell’asteroide ʻOumuamua (2017)

Il fisico di Harvard Avi Loeb, noto per le sue ipotesi controverse, ha avanzato la possibilità che 3I/ATLAS possa essere una sonda aliena. Loeb aveva già suggerito che ʻOumuamua potesse essere un manufatto tecnologico, e questa volta cita come indizi la traiettoria insolitamente ravvicinata del nuovo oggetto rispetto ai pianeti Venere, Marte e Giove.
Sebbene la maggior parte degli esperti resti scettica, l’ipotesi non è del tutto priva di fascino. Dopo tutto, anche l’umanità ha inviato nello spazio profondo sonde come Voyager 1 e 2 e Pioneer 10 e 11, ormai al di là dei confini del Sistema Solare. Se esistessero civiltà extraterrestri, non sarebbe impossibile immaginare che abbiano fatto lo stesso.
Nelle versioni più estreme, circolate su forum e blog sensazionalistici, si è ipotizzato addirittura che 3I/ATLAS sia una nave di ricognizione diretta verso la Terra. In queste speculazioni, l’aumento di luminosità non sarebbe dovuto alla sublimazione dei ghiacci, ma all’attivazione dei motori dell’astronave aliena.

Esempi di “fake news” legate a 3I/ATLAS

Come si potrebbe distinguere un oggetto naturale da una sonda artificiale? Gli scienziati suggeriscono di cercare segnali radio, variazioni di traiettoria o tracce di propulsione, indizi che indicherebbero un controllo attivo. Ma finora non è stato rilevato nulla di simile: 3I/ATLAS sembra comportarsi come una cometa tradizionale, per quanto anomala.
In assenza di prove concrete, la spiegazione più plausibile resta quella naturale: un antico e gelido frammento di un sistema lontano, giunto fin a noi dopo un viaggio di milioni di anni. Tuttavia, la sua scoperta offre un’occasione unica per affinare le tecniche di osservazione e comprendere meglio la diversità degli oggetti che popolano la nostra Galassia.
Cometa o no, 3I/ATLAS ci ricorda quanto poco conosciamo del cosmo.

Articolo pubblicato nella sezione Post di HUFFPOST (3 novembre 2025)

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