La NASA cambia rotta: stop al Gateway, avanti con una base sulla Luna

La NASA ha deciso di mettere in pausa il progetto del Lunar Gateway, la stazione attorno alla Luna, per concentrarsi invece sulla costruzione di una vera e propria base lunare.
La decisione arriva una settimana prima del lancio della missione Artemis II, programmato per il 1° aprile, a conferma del fatto che l’agenzia continua a lavorare a un piano accelerato per riportare gli astronauti sulla Luna e costruire una presenza umana duratura.
L’annuncio è stato dato il 24 marzo durante un evento a Washington, dove è stato presentato un aggiornamento importante del programma Artemis. L’obiettivo è ambizioso: investire circa 20 miliardi di dollari nei prossimi sette anni per costruire quella che viene definito: «…il primo avamposto dell’umanità nello spazio profondo».

Le fasi del progetto

Veicolo cargo per logistica lunare

Il piano si svilupperà in tre fasi principali:

Fase 1 (2026–2028): arrivare sulla Luna in modo sicuro
Questa fase servirà ad aumentare la frequenza delle missioni lunari, soprattutto attraverso l’uso di “lander” commerciali. Si lavorerà anche allo sviluppo delle tecnologie necessarie e all’analisi dei siti più adatti per la base, in particolare nell’area del polo sud lunare.

Fase 2 (2029–2031): costruire la base
Si inizierà a realizzare le infrastrutture fondamentali: comunicazioni, navigazione ed energia. Sono previsti anche missioni cargo di grandi dimensioni e circa due missioni con equipaggio all’anno.

Fase 3 (dal 2032): presenza umana duratura
L’obiettivo è permettere missioni più lunghe e complesse, con rifornimenti regolari e persino missioni automatiche per riportare materiali dalla Luna.
Il costo stimato è di circa 10 miliardi per ciascuna delle prime due fasi, con ulteriori significativi investimenti per la terza.

Nuove tecnologie e cambi di strategia

Lunar Terrain Vehicle (LTV)

Il progetto sfrutterà programmi già esistenti, ma con importanti modifiche. Ad esempio, il rover lunare (LTV) sarà ripensato: invece di un veicolo complesso e lento da sviluppare, la NASA punta su versioni più semplici e rapide da costruire, con la possibilità di aggiornarle in tempi successivi.
Tra le novità c’è anche “MoonFall”, un drone con motori a razzo capace di “saltare” da un punto all’altro della superficie lunare, ispirato all’esperienza del piccolo elicottero “Ingenuity” utilizzato su Marte.

Gateway messo da parte (almeno per ora)

Il Progetto Lunar Gateway per ora accantonato

La scelta di puntare sulla base lunare implica lo stop al Lunar Gateway, almeno nella sua forma attuale. Secondo Jared Isaacman, amministratore della NASA, la decisione è logica: le infrastrutture sulla superficie sono più utili per una presenza stabile sulla Luna.
Il Gateway resta interessante per il futuro, ma non è necessario per gli obiettivi immediati. Parte delle tecnologie già sviluppate per il Gateway potrebbe essere riutilizzata, inclusi i contributi in fase di realizzazione dai partner internazionali – Europa, Giappone, Canada ed Emirati Arabi Uniti) – anche se i dettagli non sono ancora stati chiariti.

Un cambio che dipende anche dalla politica

Il piano dovrà comunque passare dal Congresso degli Stati Uniti, che aveva già stanziato fondi per il Lunar Gateway, definendolo un elemento chiave dell’architettura lunare.
La NASA non esclude di tornare in futuro all’idea di una stazione orbitante, ma per ora la priorità è chiara: costruire e operare direttamente sulla superficie della Luna.

 

 

Articolo pubblicato nella sezione Post di HUFFPOST (25 marzo 2026)

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