| Giorno Quattro 25/02 (day 4) Mi alzo presto per sapere come stanno andando le cose. Dovremmo essere a circa meta’ del periodo “On Station” - con il filo mantenuto alla massima lunghezza (21 Km)- e gli esperimenti scientifici che dovrebbe lavorare senza interruzione. Vado di sopra, nella cabina di pilotaggio, vedo Claude - astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea - con una faccia molto stanca e Franklin - il responsabile del carico scientifico - che non sorride come al solito. Ci sono brutte notizie: il filo si e’ rotto ed il satellite se n’e’ andato su un’orbita piu’ alta e non e’ piu’ visibile dal “Columbia”. Sulle prime penso che sia uno scherzo, poi mi giro e guardo dalla finestra posteriore della cabina, quella che si affaccia sulla stiva. In mezzo al traliccio c’e’ uno spezzone di filo che si appoggia ad uno dei longheroni. Mi spiegano che e’ successo all’improvviso, quando rimaneva poco piu’ di un chilometro per raggiungere la posizione finale, la fase di “On Station” che avrebbe dovuto essere mantenuta per 20 ore consecutive. L’equipaggio era rilassato; ormai la fase piu’ difficile sembrava superata ed il filo si stava svolgendo alla velocita’ prevista. Si poteva veder la parte iniziale del lungo filo incurvata, come succede per il filo di un aquilone quando c’e’ molto vento, ed in cima una sferetta, ormai non piu’ grande di uno spillo, che brillava come una stella. Poi, all’improvviso, l’indicazione del computer che il filo non era piu’ in tensione. E’ bastato un attimo per rendersi conto che il “tether” si era rotto - ed il satellite, non piu’ trattenuto, se ne stava andando via come un palloncino sfuggito di mano ad un bambino. Sono immagini tristissime quelle che scorrono sul monitor di bordo, mentre Franklin fa andare il nastro della registrazione delle telecamere di bordo. Il moncone di cavo rimasto nella “cargo bay” sembra annerito, come se fosse stato bruciato da una scarica elettrica. Che sia questa la ragione della rottura del filo? Difficile dirlo in quel momento. Anche da terra non hanno una diagnosi precisa. Per il momento si raccolgono tutti i dati disponibili: fotografie, immagini delle telecamere, dati dei computers. Alla fine della giornata, si riavvolge il pezzo di “tether” rimasto e si riporta dentro il traliccio che era servito da piattaforma di lancio del satellite. Da Houston ci avvertono di una conferenza stampa convocata in gran fretta per gli organi di informazione americani. Tutto l’equipaggio si riunisce nel “middeck” per rispondere alle domande che arrivano via radio. Siamo tutti ammassati in uno spazio ristretto e mentre ci passiamo il microfono per rispondere, si sente i ticchettio della telescrivente che comincia a stampare. E’ un messaggio dal centro di controllo, una faccia che sorride e due parole: “Please Smile!” In effetti guardando il piccolo monitor della telecamera si vedono delle espressioni molto tese, sono lo specchio dell’amarezza che proviamo un po tutti. |